Accenni di storia - Salon Man parrucchiere per Uomo specializzato nella cura dei capelli e della cute Urbisaglia corso giannelli mc

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Urbisaglia
La Magia del passato
Il toponimo Urbisaglia è l’erede di quello della città romana di Urbs Salvia, nome attestato sulla base di testi epigrafici e fonti letterarie antiche, che deriva con ogni probabilità da un culto terapeutico associato, certamente in età imperiale, alla Dea Salus.A tutt’oggi gli scavi condotti nel sito della città romana,    appartenente alla Regio V (Picenum), non hanno portato alla luce dati che possono essere connessi ad un  insediamento precedente all’occupazione romana del Piceno, ed è ipotizzabile che già nel III sec a.C., essa fosse sede di una di quelle prefetture sulla base delle quali questa porzione di territorio delle     Marche fu divisa dopo la conquista romana.
Considerazioni di carattere storico, legate alla profonda opera di colonizzazione realizzata da Augusto in tutta Italia, unitamente alla constatazione di un’evidente fase di monumentalizzazione avviatasi a partire dal suo principato e proseguita con quello di Tiberio, hanno fatto ipotizzare che la città fosse stata elevata al rango di colonia in età augustea, anche se a questa prima ipotesi deve però essere aggiunta quella, formulata più recentemente, secondo la quale la città fu una delle colonie fondate nel Piceno nel corso del II sec. a.C.
Con certezza gli scavi in corso sembrano documentare una presenza romana precedente il I sec. a.C. e l’età augustea, caratterizzata da un insediamento di livello elevato, con monumenti di notevole prestigio. Certamente deve aver favorito la nascita dell’insediamento anche la particolare posizione geografica, posta all’incrocio di due importanti strade, che univano l’una Firmum (Fermo) a Septempeda (San Severino) e l’altra, la Salaria Gallic,che conduceva da Ausculum (Ascoli Piceno) attraverso un percorso pedemontano, fino alla via Flaminia passando anche per Auximum (Osimo). La fase di massimo sviluppo monumentale della città deve porsi proprio a partire dall’età Tiberiana, con un particolare e significativo momento di acme in età flavia, quando, anche grazie all’intervento di alcuni  notabili locali   arricchitisi grazie ai servizi prestati all’imperatore, la città raggiunse l’aspetto monumentale che ci è stato tramandato. La fine della città è legata al progressivo abbandono dell’insediamento in pianura, poco difendibile in una fase storica ormai caratterizzata da lunghe e continue guerre, tanto che la sua distruzione è stata dalle fonti associata indelebilmente al passaggio di Alarico nel 408-409 d.C. Una testimonianza della situazione di Urbisaglia nel sec. VI ci giunge da Procopio di Cesarea che, nella “Guerra Gotica”, descrive il misero stato della città. Questi racconta che all’approssimarsi delle truppe di Bisanzio, gli uomini e le donne di Urbisaglia fuggirono sulle colline vicine in preda al terrore, convinti che si trattasse dell’esercito gotico. Nella concitazione del momento, un lattante, abbandonato dalla madre impaurita, fu allattato da una capra che gli porse la mammella. Quando, passato lo spavento, la gente ritornò nelle abitazioni, vide la capra che allattava il bambino e impediva a chiunque di avvicinarsi. Lo stesso bambino piangeva ogniqualvolta la capra veniva allontanata da lui, rifiutando con ostinazione il seno delle donne che si erano offerte di allattarlo. Procopio racconta che al bambino fu imposto il nome di Egisto, ossia Caprolino. Nei secoli successivi gli abitanti di Urbisaglia, per ovvi motivi di difesa, si rifugiarono sulla sommità della collina, dando origine al Castro de Orbesallia. Nel sec. XII nei pressi di Urbisaglia sorse un importante polo economico, religioso e culturale, l’abbazia cistercense di S. Maria di Chiaravalle      di Fiastra, che esercitò una forte influenza su tutta la Valle del Fiastra e sui territori circostanti. Dal XII al XIII sec. Urbisaglia fu dominata dagli Abbracciamonte che, in varie riprese, finirono per cedere a Tolentino i diritti sul castello di Urbisaglia.
Dall’inizio del XIV secolo fino alla metà del XV, gli urbisagliesi sopportarono la tirannia tolentinate e, successivamente, finirono sotto la signoria di Elena Tomacelli, nipote di papa Bonifacio IX e moglie del capitano di ventura Taliano Furlano.Quando nelle Marche cessò la signoria di Francesco Sforza, di cui il Furlano era stato capitano, gli urbisagliesi tornarono sotto il dominio tolentinate.Urbisaglia venne definitivamente affrancata dalla giurisdizione di Tolentino soltanto nel 1569, quando papa Pio V la pose alle dirette dipendenze della Santa Sede. Durante il periodo di governo pontificio vennero effettuati i primi scavi della città romana, mentre dopo l’unità d’Italia si crearono le condizioni per un migliore livello di vita della popolazione grazie allo sviluppo industriale, che vide la nascita di una filanda, un calzificio, un saponificio, etc. Con i lasciti dei benefattori Angelo Buccolini, Innocenzo Petrini e il marchese Alessandro Giannelli, il paese si dotò di un asilo infantile, di un ospedale, di un ospizio per anziani e di un Monte di Pietà.
Durante il periodo fascista al toponimo Urbisaglia venne aggiunto il nome Bonservizi, in onore dell’urbisagliese Nicola Bonservizi collaboratore di Mussolini e, negli anni della seconda guerra mondiale, Urbisaglia fu sede di un campo di internamento ubicato nel Palazzo Giustiniani Bandini   dell’Abbadia di Fiastra.Venne allestito nella villa Giustiniani Bandini all’Abbadia di Fiastra. Gli internati erano un centinaio di cui molti ebrei. Poiché alcuni di loro erano commercianti, pittori ed anche dottori, trascorrevano le giornate aiutando gli agricoltori nei lavori dei campi, con la possibilità di intrattenersi nelle loro case per il pranzo. Stante le varie testimonianze raccolte, gli ebrei erano bene accetti dalla popolazione che cercava di portare aiuto secondo le proprie possibilità. Nel memoriale del Dr. Paul Pollak, internato nel campo di Urbisaglia, si legge: “Prima del mio soggiorno ad Urbisaglia ero stato in un campo di concentramento tedesco, e dopo Urbisaglia fui ad Auschwitz, dove potei parlare con deportati di quasi tutti i paesi europei e potei fare confronti sul destino e sul trattamento degli ebrei in altri paesi. Avevo sempre presente allo spirito il campo di Urbisaglia. Il trattamento umano dei suoi internati rimarrà sempre un attestato di lode per l’Italia e un documento della sua nobile antica civiltà e della sua sincera religiosità. Nelle ore grigie ed oscure di Auschwitz, abbiamo sempre visto davanti a noi, come un miraggio, il luminoso giardino di Urbisaglia in Italia, paese di sole e di buona gente.”. Nell’ottobre del 1943 il campo fu preso in consegna da una unità tedesca; salvo poche eccezioni gli ex internati di Urbisaglia furono inviati al campo di annientamento ad Auschwitz in Polonia. Del gruppo di Urbisaglia, circa cento persone, il Dr.Paul Pollak sarà l’unico superstite.
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